Tornano i freni a disco?

di Giuseppe Vaccariello
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Ad oggi, il Don Chisciotte non e’ ancora stato industrializzato e si trova ancora a uno stadio prototipale. 

Si chiama Don Chisciotte il primo prototipo di carter per rotori di freni a disco. E’ opera dell’azienda italiana (e’ di Piacenza) T-Red, e’ realizzato in nylon caricato di carbonio, pesa qualche decina di grammi e si inserisce sul telaio attraverso un sistema a scatto, che a sua volta agisce sul supporto apposito fissato sull’endcup sinistro del mozzo per ruote disc. Ad oggi, il Don Chisciotte non e’ ancora stato industrializzato e si trova ancora a uno stadio prototipale, ma potrebbe risolvere il problema sicurezza legato all’utilizzo dei freni a disco in corsa e, chissa’, riaprire la strada sulla via della liberalizzazione nelle corse pro delle bici disc. Lo ricordiamo: lo scorso aprile l’Uci ha bruscamente interrotto il periodo di libera sperimentazione di questo standard dopo l’incidente di Francisco Ventoso durante la Parigi-Roubaix. Lo spagnolo della Movistar aveva dichiarato di essersi ferito profondamente sotto al ginocchio sinistro a causa del contatto con il rotore tagliente della bici di un corridore che gli era caduto davanti. All’indomani dell’incidente, l’iberico aveva quindi scritto una lettera aperta all’Uci per chiedere l’immediato stop della fase di libera sperimentazione iniziata il 1o gennaio e l’Uci aveva prontamente avallato la richiesta, incontrando in questo modo il consenso di buona parte dei gruppi sportivi, che gia’ da parecchi mesi avevano mostrato di mal digerire l’ipotesi dell’introduzione in corsa di uno standard tecnico che ormai da vent’anni e’ utilizzato – e senza alcun problema – nel mountain-i’ biking agonistico. I freni a disco nelle gare su strada sono molto piu’ pericolosi che nella mtb – e’ questa la principale argomentazione dei detrattori del disco all’interno del gruppo -, perche’, a differenza che nel mountain biking, nelle gare su strada si pedala fianco a fianco e quindi, in caso di caduta, il contatto con il disco puo’ essere molto pericoloso. L’incidente di Ventoso ha concretizzato tale ipotesi ed e’ stato documentato impeccabilmente con piu’ di una foto del ginocchio ferito, immediatamente diventata virale nel momento in cui le immagini sono state veicolate attraverso i social network. Il tam-tam social ha cosi’ alimentato il coro dei no e ha praticamente obbligato l’Uci al retrofront. Tornando pero’ al confronto con il mountain biking, alcune domande vengono spontanee… Come e’ possibile che in vent’anni di utilizzo di bici con freni a disco non e’ mai successo che, nelle fasi concitate delle partenze delle gare di mtb cross country, nessun corridore abbia mai riportato ferite a causa del taglio di un rotore disco? E come e’ possibile che nelle fasi iniziali delle gare XC, cioe’ quelle dove i biker sgomitano spesso tra di loro pedalando appaiati su ripidi single track in discesa, non ci sia mai stato un incidente degno di fare notizia, che appunto sia stato causato da dischi che, tra l’altro, nel fuoristrada hanno anche un diametro maggiore di quelli utilizzati su strada? Non sara’ forse che il carneade Ventoso sia stato semplicemente strumentalizzato da poteri piu’ alti e forti di lui, alla ricerca di un pretesto che obbligasse l’Uci al passo indietro? Lasciamo ai lettori lo spunto per riflettere sull’argomento. Nel frattempo, secondo il sito internet CyclingTips, l’Uci avrebbe gia’ deciso di reintrodurre la sperimentazione dei freni a disco in corsa, liberalizzandoli in alcune gare ancora da definire (la decisione sarebbe stata presa al termine di un incontro tra la Commissione Materiali Uci e alcuni membri della Wfsgi, la Federazione Mondiale dell’Industria dei Materiali Sportivi, e le prime gare in cui si potrebbero rivedere i dischi potrebbero essere il Giro di Svizzera o il Giro del Delfinato). Quello che e’ certo e’ che la questione sembra ancora una volta senza fine, anche se, a nostro avviso, prima o poi il disco vincera’ anche sull’ostico muro del tradizionalismo che da sempre caratterizza il ciclismo stradistico.


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